“LIBERI DI AMARE”: I RETAGGI “OMOFOBI” DI UN PAESE OSCURANTISTA E BIGOTTO!

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“LIBERI DI AMARE”: I RETAGGI “OMOFOBI” DI UN PAESE OSCURANTISTA E BIGOTTO!

Messaggio  GASPARE SERRA il Sab Mag 16, 2009 4:05 pm

“LIBERI DI AMARE”

I RETAGGI “OMOFOBI” DI UN PAESE OSCURANTISTA E BIGOTTO:
LIBERIAMO LA MENTE, LIBERIAMOCI DAL PREGIUDIZIO!


Domenica 17 maggio si celebra la “Giornata mondiale contro l’omofobia”: nessun’altra occasione sarebbe migliore per affrontare il tema dei diritti e delle tutele negate a cittadini italiani -come chiunque di noi …- discriminati solo e soltanto per le diverse e personali “inclinazioni sessuali”!

In Italia l’omosessualità è ancora largamente considerata un “tabù” (per la Chiesa, per le Istituzione e per gran parte della Società), una “devianza” ai limiti di una pericolosa “malattia sociale”!
Il nostro è un Paese profondamente “omofobo”, in cui gay, lesbiche e transgender sono ancora condannati ad una condizione di “minorità di diritti” rispetto ai loro pari europei:
- sono del tutto assenti, nel nostro ordinamento giuridico, “norme generali antidiscriminatorie” (contrariamente alla generalità degli altri stati europei)
- e nessun riconoscimento giuridico è garantito alle “nuove famiglie” in cui si articola la Società moderna: le “unioni di fatto” (o convivenze), specie omosessuali (diversamente da ciò che accade nel resto d’Europa).

La recente e nota canzone cantata da Povia a San Remo (“Luca era gay”), a prescindere da alcun giudizio nel merito (a mio avviso non si è trattato di un testo offensivo nei confronti dei gay: “sono solo canzonette”, sarei tentato a dire …), ha avuto un merito indiscusso: riaccendere i riflettori sulla condizione della omosessualità ai nostri giorni.
Quello che sconcerta non è che tale canzone si stata un pretesto per discutere di omosessualità ma come tale argomento sia stato affrontato nella quasi totalità dei “salotti televisivi”: anziché dibattere dei problemi e dei bisogni degli omosessuali di oggi si è preferito incentrare la discussione sull’ormai superata questione se l’omosessualità sia o meno una malattia (e come, eventualmente, curarla!).
Questo testimonia come in Italia, su temi eticamente sensibili come questo (al pari di tanti altri …), viviamo ancora nel pieno “Medioevo” delle coscienze!
Io credo che occorra fare un salto al di là degli “steccati ideologici” del passato: ragionare sul fatto che l’omosessualità sia o non sia una condizione di natura o contro natura, una devianza della natura oppure una semplice questione di gusti e costumi non porterà mai da nessuno parte!
Che ognuno, piuttosto, sia e si senta “libero di amare” come meglio crede, senza per ciò stesso essere giudicato o malvisto né tantomeno discriminato o insultato!

“Dio ama anche noi”: questo lo slogan che ha animato l’imponente sfilata del “World gay pride” svoltasi a Roma nell’estate del 2000. Gay, lesbiche e transgender (sostenuti da molti comuni eterosessuali) hanno, per la prima volta in Italia, rivendicato apertamente il diritto:
- di non essere discriminati in base al loro orientamento sessuale
- e di poter costruire liberamente la propria vita.
Perché ricordare ancora il “Gay Pride” del 2000?
Perché lo spirito di quella manifestazione è ancora quanto mai attuale:
- aprendo uno squarcio su una “realtà sommersa”
- e mostrando (per molti inaspettatamente …) come persone gay possano sfilare in piena armonia insieme a nonni e genitori con figli a seguito, ciò per un obiettivo comune: sostenere i “diritti civili”!

Rivendicare in Italia il riconoscimento di diritti civili, mettendo in discussione il “monopolio morale” cristiano (elevato, nei fatti, a “morale di Stato”), è ancora un tabù.
Sembra assurdo ma in una Società per molti aspetti “senza etica e pudori” parlare di omosessualità crea ancora tanto imbarazzo ed ostilità, specie tra gli esponenti di una destra “benpensante” ed ultra-conservatrice, sensibile sui temi etici ai richiami della Chiesa fino al mero servilismo!
A quale destra “benpensante” faccio riferimento?
Esattamente quella che, nei giorni del “Gay Pride” del 2000:
1. da un lato, denunciava come “inopportuna” nell’anno del Giubileo una civile e pacifica manifestazione quale il “Gay Pride” (appoggiando la crociata vaticana per imbavagliare il mondo omosex)
2. e, dall’altro lato, rimaneva silente nei confronti:
a. sia dell’iniziativa dei militanti di Forza Nuova marcianti a Roma contro coloro invocati a voce alta come “froci”
b. sia delle parole di un allora consigliere comunale di Palermo di A.N. tacciante l’omosessualità di essere “pericolosa come la pedofilia”!

Chiunque crede nel valore:
- della “libertà di scelta” di ognuno
- e del “rispetto delle diversità”
non può non esprimere la propria “solidarietà” verso un mondo (quello “sessualmente libero”, fuori dagli schemi) vittima:
- dell’ “imbarbarimento” di una classe politica bigotta ed ipocrita (“ipocrita” nei limiti in cui si arroga il diritto di imporre modelli etici e di comportamento ai cittadini senza nemmeno esserne personalmente all’altezza!)
- della assoluta “chiusura” della Chiesa (che sarebbe pienamente legittima nei limiti in cui le gerarchie vaticane non pretendessero anche di invadere il campo d’azione della politica ponendo “veti” sulla legislazione in materia)
- e del “pregiudizio” di molti cittadini.
Dove sta il pregiudizio?
Un’inchiesta condotta da un giornalista di “Retesole”, ad esempio, ha portato alla luce l’espandersi della cultura omofoba e della più becera intolleranza perfino nell’ambito del mercato immobiliare: può diventare molto complicato, per le coppie lesbiche o gay che scelgono di vivere insieme, anche riuscire a trovare un proprietario disposto ad affittare loro una abitazione, subendo di frequente rifiuti legati alla loro personale scelta di vita!
Per prender notizia di alcuni dei più eclatanti atti omofobi verificati nel solo 2008, consiglio inoltre la lettura delle notizie recenti pubblicate sul gruppo-facebook contro l’omofobia presente su: http://www.facebook.com/profile.php?id=1251748603&ref=name#/group.php?gid=79158373147&ref=ts .

La libertà sessuale è libertà di amare e di comportarsi, in privato, secondo le proprie inclinazioni, senza sol per questo essere discriminati.
Tra tutte le libertà individuali, quella sessuale è certamente la più personale e “pacifica”:
- esercitandosi nel privato
- e non ledendo “in alcun modo” la pari libertà degli altri.
Ancor più che per le altre libertà (come, ad esempio, quella di parola), dunque, per la libertà sessuale occorre ridurre al minimo gli spazi di intervento dell’Autorità pubblica: “amare” fuori dagli schemi potrà pur essere considerato condotta peccatrice per la Chiesa o qualsiasi altra fede ma non potrà mai essere giudicato, in uno Stato di diritto:
- né causa di discriminazione
- né tantomeno reato!
Il vero “sesso debole”, la reale codardia, la più subdola paura e insicurezza in se stessi risiede:
- non tanto in coloro che, in cuor loro, “sono” etero od omosessuali
- quanto proprio in coloro che sentono continuamente il bisogno di “apparire” tali!

Nel breve termine non c’è spazio per farsi illusioni: di “diritti civili” l’attuale classe politica non vuole sentirne minimamente parlare!
Questa è la ragione in più per continuare insieme, mondo etero ed omosessuale, una battaglia più che politica “culturale” volta a:
1. sensibilizzare l’opinione pubblica su questi temi (diritti civili, libertà e laicità)
2. e rendere i cittadini:
a. più consapevoli di fronte ad una “disinformazione snervante”
b. e più liberi e aperti (piuttosto che impauriti!) di fronte alle prospettive di cambiamento della Società.


PUOI LEGGERE L’ARTICOLO ANCHE SUL BLOG “SPAZIO LIBERO”:
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