Immigrati, non si placa la tensione tra l'Italia e l'Onu

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Immigrati, non si placa la tensione tra l''Italia e l''Onu

Messaggio  Manuel il Mar Mag 12, 2009 8:39 pm

MILANO - Non si ferma il braccio di ferro tra il governo italiano e l'Onu (ora anche nella persona del segretario generale, Ban Ki-moon) sulla questione del respingimento dei migranti in arrivo in Italia. Da Sharm El Sheik il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è tornato a parlare della questione immigrazione. I barconi di immigrati che salpano verso l'Italia «non sono fatti occasionali ma il frutto di una organizzazione criminale». A bordo - ha detto il premier - vi sono persone che vengono «reclutate in maniera scientifica dalle organizzazioni criminali». I migranti, secondo il premier «sono persone che hanno pagato un biglietto, non sono persone spinte da una loro speciale situazione all'interno di Paesi dove sarebbero vittime di ingiustizie, ma sono reclutate dal mondo del lavoro o del non lavoro in maniera scientifica dalle organizzazioni criminali». «Non credo che ci sia nessuno che, avendo i requisiti per chiedere di essere accolto in Italia, possa dire di non essere stato accettato. Ci sentiamo in dovere di dare accoglienza a chi fugge da una situazione pericolosa per la sua vita e la sua libertà» ha sottolineato Berlusconi parlando dei respingimenti e del diritto d’asilo.

LA RISPOSTA DELL'ONU - Non si è fatta attendere la replica dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) che ha annunciato a Ginevra di aver scritto al governo italiano esprimendo «grave preoccupazione» per il rinvio in Libia di migranti intercettati o soccorsi in mare e per chiedere alle autorità italiane di «riammettere quelle persone rinviate dall'Italia e identificate dall'Unhcr quali individui che cercano protezione internazionale». Anche il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon, «appoggia» le richieste dell'Unhcr. Per l'Onu il principio del non respingimento non conosce limitazione geografica. «L'Unhcr-Roma - ha detto a Ginevra il portavoce Ron Redmond - ha mandato una lettera al governo italiano per affermare che l'Unhcr, pur essendo cosciente del problema che l'immigrazione irregolare pone all'Italia e agli altri Paesi dell'Ue, resta gravemente preoccupato che la politica ora applicata dall'Italia mina l'accesso all'asilo nell'Unione europea e comporta il rischio di violare il principio fondamentale di non respingimento» (non refoulement) previsto dalla Convenzione del 1951 sui rifugiati. Il portavoce ha ricordato che la Libia non ha firmato la Convenzione e che non vi sono quindi garanzie che le persone bisognose di protezione internazionale possano trovarla in Libia. «In considerazione del fatto che gli Stati sono responsabili delle conseguenze delle loro azioni che colpiscono persone sotto la loro giurisdizione, chiediamo al governo italiano di riammettere quelle persone respinte e identificate dall'Unhcr quali individui che chiedono protezione internazionale. Le loro domande d'asilo potrebbero allora essere determinate in conformità alla legge italiana», ha spiegato il portavoce. Secondo i dati dell'Unhcr, nel 2008 oltre il 75% di coloro giunti in Italia via mare ha fatto richiesta di asilo e al 50% di questi è stata concessa una forma di protezione internazionale. Più del 70 % delle circa 31mila domande d'asilo nel 2008 in Italia provenivano da persone sbarcate sulle coste meridionali del Paese.

BAN KI-MOON - L'Onu «appoggia la richiesta dell'Unhcr», ha assicurato Farhan Haq, portavoce del segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon. Il portavoce ha spiegato che l'Unhcr è la «voce guida dell'Onu per quanto concerne i rifugiati, e i rapporti con Roma su questo tema saranno gestiti dallo stesso commissariato, nella persona del suo alto rappresentante, Antonio Guterres». Haq ha precisato che il Palazzo di Vetro di New York, che è in contatto quotidiano con l'agenzia dei rifugiati, «rispetta la richiesta contenuta nella lettera dell'Unhcr al governo italiano».

«MARONI ESEGUE ACCORDI PRESI DA ME» - Gli «accordi con la Libia» per il rimpatrio degli immigrati clandestini, ha voluto sottolineare dall'Egitto il presidente del Consiglio, «li ho gestiti io, li ho sottoscritti io, Maroni esegue quelli che sono gli accordi presi direttamente tra me ed il leader libico Gheddafì». Quanto al rapporto con la Lega, il Cavaliere ha voluto precisare che «certamente il Carroccio esagera» ma «sono esagerazioni più di facciata che di sostanza perché poi i signori della Lega sono delle persone perbene, anche nelle amministrazioni locali sono coloro che danno di più per aiutare chi ha bisogno di una mano». «Cerchiamo di non offrire all’opposizione pretesti di polemiche e di campagna elettorale, per esempio il fatto delle ronde - è stato l'invito del premier - che sono tutt’altro rispetto a quello che dice l’opposizione: per questo noi abbiamo detto che era sbagliato dare all’opposizione un pretesto del genere». E riguardo alle critiche ricevute da alcuni settori della componente del Pdl che proviene da Alleanza nazionale, Berlusconi ha preferito tagliare corto: «Non credo che si possa parlare ancora di polemiche, An è un partito che non esiste nominalmente perché è confluito nel Pdl». Un plauso da Berlusconi ai due esponenti del Pd Piero Fassino e Francesco Rutelli, che si sono espressi a favore della politica dei respingimenti nei confronti degli immigrati clandestini. «Mi fa piacere - ha detto il Cavaliere - che anche nell'opposizione ci sia qualche persona di buonsenso che non segue fino in fondo l'ideologia»

NO COMMENT SU FINI - Le parole del premier lasciano presagire nuove tensioni con il presidente della Camera, Gianfranco Fini. L'ex leader di An aveva detto lunedì che «respingere l'immigrato clandestino non viola il diritto internazionale» ma aveva puntualizzato che «anche noi abbiamo come tutti gli altri il dovere di verificare se tra quelli che vengono respinti ci siano persone che hanno il diritto di richiedere asilo». E Silvio Berlusconi, incalzato dai cronisti proprio sulla posizione di Fini, ha preferito glissare: «Non mi va di entrare in questo discorso». Il presidente del Consiglio ha difeso la linea del governo italiano, contestata dalle istituzioni internazionali. «Su questi barconi - ha detto Berlusconi - di gente che ha diritto d'asilo non ce n'è. Lo dicono le statistiche. Vi sono solo casi eccezionali». Rispondendo alle critiche del Consiglio d'Europa, Berlusconi ha detto: «Non mi piace la parola respingimenti». Quanto all'asilo, «ci sono leggi che ci impongono di farlo e diamo asilo a chi viene da Paesi dove non c'è libertà e dove c'è uno stato di polizia. Comunque - ha aggiunto - noi abbiamo sempre uno spirito umanitario».

«SPOT ELETTORALE» - «I barconi pieni di disperati sono stati trasformati in uno spot elettorale per le prossime elezioni, come se fossero un manifesto per raccogliere voti e questa è la cosa più immorale» è stato il commento del segretario del Pd, Dario Franceschini, che a Panorama del giorno ha commentato le ultime dichiarazioni di Berlusconi. «Sui respingimenti vanno rispettate le norme internazionali, oltre che il buon senso - ha aggiunto -. Non lo diciamo solo noi faziosi dell'opposizione, ma anche il Consiglio d'Europa, le Nazioni Unite, i vescovi italiani. Si tratta di rispettare la dignità dell'uomo e le leggi italiane e internazionali».

LE ALTRE REAZIONI - «Sono perfettamente convinto del fatto che l'Italia in questo momento sta esercitando un proprio diritto, quello del respingimento in acque internazionali così come lo eserciterebbero altri paesi europei. È un diritto previsto dalle norme nelle intese europee» ha dichiarato il presidente del Senato, Renato Schifani, difendendo l'operato del governo in tema di contrasto dell'immigrazione clandestina. Secondo il numero uno di Palazzo Madama, riguardo al diritto d'asilo «occorre che l'Europa si faccia carico della soluzione del problema, individuando meccanismi, procedure per poter garantire anche l'attuazione di questo sacrosanto diritto». Sulla questione immigrazione è intervenuto anche Luca Cordero di Montezemolo. Intervistato a Ballarò (in onda martedì sera), il presidente Fiat ha spiegato di essere favorevole «ai diritti e ai doveri» dei migranti ma contrario «alla tolleranza e ad un paese che sembra una groviera per cui tutti possono entrare». «Io vorrei anche capire - ha detto - come si fa a difendersi da una eccessiva entrata non controllata, non coordinata e quindi bisogna uscire dall'ipocrisia, dalla poca chiarezza e, fermo restando il diritto di asilo io credo che sia giusto porre dei limiti e valutare bene l'entrata di stranieri in Italia perchè in questi ultimi anni questo non è avvenuto».

Manuel
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