LA PROSTITUZIONE E L’IPOCRISIA COMUNE …

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LA PROSTITUZIONE E L’IPOCRISIA COMUNE …

Messaggio  GASPARE SERRA il Sab Set 26, 2009 5:39 pm

LA PROSTITUZIONE E L’IPOCRISIA COMUNE …

DALLA “LEGGE MERLIN” AL “D.D.L. CARFAGNA”? REGOLAMENTARE LA PROSTITUZIONE “VOLONTARIA” E’ L’UNICA ALTERNATIVA POSSIBILE!


I NUMERI DEL “MERCATO DEL SESSO” IN ITALIA:

La prostituzione è forse l’unica “attività lucrosa” che non ha mai attraversato periodi di crisi nella storia dell’umanità … (non a caso la si riconosce come il “mestiere più vecchio del mondo”!).

Secondo i dati resi pubblici nel corso dell’ultimo Convegno della Caritas (svoltosi nel 2008, in occasione del 50° anniversario della legge Merlin n.75 del 1958):
- in Italia operano non meno di “70 mila prostitute” (non solo donne, anche uomini e transex)
- di queste, circa il 50% sono straniere (provenienti da ben 60 paesi diversi: nigeriane, albanesi, polacche e bielorusse soprattutto) ed il 20% minorenni
- le donne che si prostituiscono in strada sono circa 30.000: le restanti esercitano la “professione” in casa o in locali privati
- solo il 20% (secondo altri dati addirittura il 10%) di chi si prostituisce è vittima del racket (generalmente straniera, si tratta di donne condotte in Italia con il miraggio di un lavoro dignitoso per poi, sequestrati i documenti, essere costrette a prostituirsi attraverso violenze e minacce, rivolte anche a parenti, genitori o figli rimasti in patria)
- sono “9 milioni” i clienti (di cui ben l’80% richiede rapporti “non protetti”)
- per un giro d’affari che si aggira attorno ai 90 milioni di euro al mese (oltre un miliardo l’anno!)
(per conoscere più dettagliatamente i dati del “gruppo Abele”: http://www.gruppoabele.org/Index.aspx?idmenu=3378 ).

Questi numeri, pur nella loro “approssimatività” (trattandosi di una attività occulta), sono sufficienti per comprendere le dimensioni del fenomeno in oggetto.


LA “LEGGE MERLIN” SULLA PROSTITUZIONE

In Italia il fenomeno della prostituzione è ancora disciplinato dalla “legge Merlin” n.75 del 1958, che 51 anni fa abolì (rese illegali) le “case di tolleranza” (o “case chiuse”), vietando la prostituzione “indoor” (il testo della legge è consultabile su: http://www.caritas.it/Documents/25/2188.pdf ).

La prostituzione viene così definita come un’attività che prevede “atti sessuali prestati dietro pagamento” (non necessariamente in denaro ma anche in natura: l’offerta di un luogo dove abitare, di qualcosa da mangiare, di sostanze stupefacenti …).
La legge Merlin:
1- rende legale la prostituzione (salvo, ovviamente, quella minorile)
2- ne vieta, però, l’esercizio in “forma organizzata” o “al chiuso” (è tollerata, dunque, la prostituzione “outdoor”: per tale ragione gran parte delle prostitute esercitano per strada, pur col rischio di essere multate per il reato di adescamento)
3- punisce, invece, l’adescamento, il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione (che costituiscono reato).


LE NOVITA’ PROPOSTE NEL “D.D.L. CARFAGNA”

Uno dei primi provvedimenti adottati dal Governo Berlusconi è stato la presentazione di un disegno di legge (a firma del Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna) per perseguire la prostituzione di strada.

La necessità di una nuova regolamentazione in materia è facilmente spiegabile:
1- la prostituzione risulta disciplinata da una legge risalente al 1958 (quando le lucciole autorizzate a lavorare nelle case chiuse erano solo 4.000 ed i “bordelli” autorizzati 714)
2- e la normativa vigente ha permesso numerose “storture del diritto” (sindaci intraprendenti o giudici solerti hanno facilmente “abusato” di interpretazioni forzate, rispettivamente, del Codice della Strada e del Codice Penale al solo fine di punire più efficacemente i clienti).

Il provvedimento in esame (il cui testo è consultabile su: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&leg=16&id=313179 ) mira ad introdurre le seguenti novità:
1) INTRODUZIONE DEL “REATO DI PROSTITUZIONE IN LUOGO PUBBLICO O APERTO AL PUBBLICO”.
Viene vietato prostituirsi in strade, parchi, aperta campagna o in luoghi aperti al pubblico (come locali pubblici o posti accessibili al pubblico) in quanto ciò desterebbe “allarme sociale”. Si prevede l’arresto da 5 a 15 giorni, con ammenda da 200 a 3mila euro.
2) PERSECUZIONE DEI CLIENTI.
I clienti delle prostitute “outdoor” diverranno penalmente perseguibili, rischiando le stesse pene previste per le “professioniste” (da 5 a 15 giorni di arresto ed una ammenda da 200 fino a 3mila euro).
3) INASPRIMENTO DELLE PENE NEI CASI DI PROSTITUZIONE MINORILE.
4) SEMPLIFICAZIONE DELLE PROCEDURE PER IL RIMPATRIO DEI MINORI.
Sono previste procedure semplificate ed accelerate per il rimpatrio dei minori extracomunitari non accompagnati che si prostituiscono.
5) INASPRIMENTO DELLE PENE PER L’ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE FINALIZZATA ALLO SFRUTTAMENTO DELLA PROSTITUZIONE.
Si prevede la reclusione da 4 a 8 anni per i promotori e organizzatori dell’associazione e da 2 a 6 anni per i partecipanti.


ANALISI CRITICA DEL D.D.L. CARFAGNA:


I- VIETARE LA PROSTITUZIONE IN STRADA SPOSTERA’ SEMPLICEMENTE LE PROSTITUTE IN CASA

Il d.d.l Carfagna non vieta la prostituzione “tout court” ma solo quella “outdoor”. E’ probabile, allora, che il mercato della prostituzione più che venire smantellato sarà semplicemente costretto a “riorganizzarsi al chiuso”.
Siamo convinti che spingere le prostitute ad esercitare “clandestinamente” la loro professione tra le mura domestiche sia un modo più efficace per combattere il racket della prostituzione?
Siamo sicuri che il modo migliore per affrontare il problema prostituzione sia “criminalizzare” le donne che si prostituiscono (in luogo dei loro aguzzini!)?
Il problema della prostituzione:
- non può essere affrontato solo come una questione di tutela dell’ “ordine pubblico” e del “buon costume”
- ma, al contrario, impone anche la tutela della dignità, salute e sicurezza di chi volontariamente si prostituisce!
Spostare la prostituzione (ed il racket annesso) all’interno di appartamenti chiusi (all’oscuro per forze dell’ordine ed operatori sociali) renderà ancor più difficile contrastarla!
Come se non bastasse, il d.d.l. governativo non ha nemmeno tentato di contenere tali conseguenze prevedendo aggravanti per il reato di sfruttamento della prostituzione esercitata al chiuso.


II- ESPELLERE I MINORI CHE SI PROSTITUISCONO METTERA’ A REPENTAGLIO LA LORO SICUREZZA

Il d.d.l. Carfagna prevede il “ricongiungimento familiare” nel paese di origine (in pratica, l’espulsione!) per le prostitute extracomunitarie minorenni senza permesso di soggiorno (ossia clandestine).
In questo modo, però, si finisce soltanto per colpire “due volte” la prostituta vittima del racket della prostituzione:
- prima “obbligata” con l’inganno e con la forza al meretricio
- poi espulsa in maniera “coatta” nel suo paese di origine (esponendola sia alle vendette delle organizzazioni che l’avevano schiavizzata sia al rischio di essere rimandata sulla strada in un altro paese europeo!).


LA REGOLAMENTAZIONE DELLA PROSTITUZIONE COME UNICA PROSPETTIVA POSSIBILE!


1- PERCHE’ NON CONSENTIRE LA PROSTITUZIONE (SALVO CHE MINORILE!) “LIBERA E VOLONTARIA”?

Occorre sfatare una “comune ipocrisia”: non tutte le donne che si prostituiscono sono “schiave” costrette a farlo!
Accanto alla prostituzione “coatta” (che costituirebbe non più del 20% di tale mercato, secondo i dati forniti da organizzazioni come il Censis ed il Parsec) esiste anche una prostituzione “volontaria”; la “non prevalenza” della costrizione nella prostituzione, del resto, è stata affermata anche dall’Osservatorio sulla Prostituzione del Ministero dell’Interno (composto da molte tra le più reputate organizzazioni di assistenza).
A prostituirsi, quindi, sono non soltanto soggetti deboli, soggiogati, sfruttati o “costretti” a vendersi ma anche persone che scelgono liberamente “la strada” (o le “suite” d’alto borgo!) come comoda scorciatoia per realizzare “soldi facili”, per emanciparsi economicamente!

Personalmente giudico la prostituzione come un’attività “immorale” e umiliante la “dignità umana” (sia di chi la esercita sia di chi ne beneficia!).
Il legislatore, però, non è chiamato ad esprimere “giudizi morali” nell’esercizio della sua funzione di legislazione: dovrebbe assumere un approccio il più possibile “laico”, rispettoso delle diversità di opinioni e delle minoranze.
Ciò comporta il dovere di riconoscere e rispettare pienamente la “libertà di espressione sessuale” di ogni persona, finanche se quest’ultima scelga di prostituirsi!
Prostituirsi sarà pure un “peccato” o una condotta immorale per la generalità dei cittadini: questo, però, non basta a trasformare tale comportamento in un reato!
“Vendere” il proprio corpo rientra -piaccia o non piaccia- tra quelle libertà personali garantite dalla Costituzione (art. 13) e meritevoli “sempre” di tutela nei limiti in cui non incidano sulla “pari libertà” degli altri!

Perché, allora, non tollerare (e regolamentare) la “libera e consapevole” scelta di un soggetto maggiorenne (uomo o donna che sia) di concedere prestazioni sessuali dietro controprestazione?
Una “parziale legalizzazione” della attività di meretricio perseguirebbe un duplice obiettivo:
1- far emergere la prostituzione “volontaria” (sull’esempio di quanto avvenuto in altri paesi europei, dove questa ha trovato forme legali di svolgimento, minimizzando i costi che ricadono sulla società e sulle persone che svolgono l’attività)
2- e perseguire più efficacemente la prostituzione “coatta”, ossia il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione (concentrando gli sforzi dell’apparato repressivo dello Stato sul contrasto agli sfruttatori).


2- PERCHE’ NON CONSENTIRE L’ESERCIZIO DELLA PROSTITUZIONE ALL’INTERNO DI “CASE DI TOLLERANZA” AUTORIZZATE?

Perché non regolamentare la prostituzione “indoor”?
Le case chiuse -pur se luoghi “abominevoli”- di fatto già esistono ed, inoltre, costituiscono un luogo certamente più sicuro e civile della strada per prostituirsi!

Perché, inoltre, non favorire la nascita di “cooperative di donne”, col doppio risultato:
1- di eliminare la prostituzione dalle strade (rispettando la sensibilità delle famiglie, stanche di assistere alla “contrattazione del sesso” nei marciapiedi sotto casa!)
2- e di tutelare la salute, dignità e libertà delle “professioniste del sesso” (la nascita di “libere case autogestite” renderebbe le donne più forti e capaci di resistere alle pressioni della criminalità)?

Riconoscere la prostituzione come una “professione legale” consentirebbe, inoltre:
1- sia di “tassare” tale attività, imponendo delle autocertificazioni di reddito presunto (controllato periodicamente dagli enti statali competenti in base al tenore di vita effettivo)
2- sia di “regolamentare” la prostituzione, introducendo un sistema di diritti e doveri (ad esempio, richiedendo il rispetto di condizioni igienico-sanitarie sicure).


3- PERCHE’ NON PERSEGUIRE PIU’ SEVERAMENTE CHI “FAVORISCE O SFRUTTA” LA PROSTITUZIONE?

Le “schiave del sesso” non sono la maggioranza delle donne che in Italia si prostituiscono: rappresentano, comunque, una minoranza rilevante (si stima intorno al 20%).
Attualmente lo “sfruttamento” della prostituzione è disciplinato:
- dall’art. 3 della legge Merlin (n. 75 del 1958), che prevede una pena della reclusione da 2 a 6 anni
- e dall’art. 600 bis c.p., che prevede un aggravamento di pena (da 6 a 12 anni di reclusione) nel caso della prostituzione minorile.

Perché non equiparare le pene previste per lo “sfruttamento della prostituzione” a quelle previste per il reato di “sequestro di persona” (che, ex art. 630 c.p., prevede la reclusione da 25 a 30 anni)?
Ciò consentirebbe di punire in modo “esemplare” chiunque:
- abusi di una donna
- la usi a fini di lucro
- e/o ne limiti le libertà (in primis, la libertà sessuale).


4- PERCHE’ NON VIETARE OGNI FORMA DI PROSTITUZIONE “OUTDOOR”?

La prostituzione -come ogni libertà- va incontro a dei limiti: in nessun caso dovrebbero ammettersi forme di prostituzione lesive:
- dell’ “ordine pubblico”
- o del “buon costume”.
I marciapiedi delle nostre città, invece, di notte sono pieni di donne (per lo più straniere: nigeriane, cinesi, russe, ucraine, slovene, albanesi …) disposte, senza pudori, a mettere in vetrina il proprio corpo per adescare i clienti. Uno spettacolo indegno e irrispettoso della libertà della gente che vive in questi quartieri!

Perché, allora, non vietare la prostituzione di strada (o in luogo pubblico o aperto al pubblico) “in qualsiasi forma” esercitata?


5- PERCHE’ NON REALIZZARE PROGETTI DI “REINSERIMENTO SOCIALE” PER LE PROSTITUTE?

Perché non estendere alle donne “vittime” della prostituzione (e che decidono di collaborare per liberarsi da tale racket) il sistema di aiuto e protezione già previsto per i mafiosi collaboratori di giustizia?
Nel caso della prostituzione “coatta”, sarebbe un aiuto concreto l’offerta da parte dello Stato, in cambio della denuncia dei propri aguzzini, della garanzia di ottenere:
1- un permesso di soggiorno (nel caso di donne extracomunitarie)
2- un programma di protezione (ove occorrente)
3- ed un piano di assistenza economica.

Per contrastare la prostituzione “volontaria”, invece, servirebbero anzitutto politiche di sostegno economico: garantire, in pratica, che “per nessuna persona” la strada della prostituzione divenga l’unica opportunità per vivere o per mantenere i propri figli!
Solo così si potrebbe ridurre il fenomeno della prostituzione ai limiti del “fisiologico” …


6- PERCHE’ NON INTRODURRE L’INSEGNAMENTO DELLA “EDUCAZIONE ALLA SESSUALITA’” NELLE SCUOLE?

Il fenomeno della prostituzione volontaria, infine, è un problema legato:
- oltre che ad aspetti economici
- anche (o soprattutto) a “devianze culturali” (sia dal lato dell’offerta che della domanda!).
Non si potrebbe altrimenti spiegare il proliferare di ragazze (spesso studentesse universitarie) disposte a prostituirsi in cambio di facile denaro: non solo (o non tanto) per mantenersi negli studi quanto per potersi permettere un guardaroba griffato o la frequentazione dei locali notturni più alla moda!

Concedersi a pagamento perché altri facciano del proprio corpo quello che si vuole è una scelta mostruosa!
L’atto sessuale dovrebbe essere compiuto solo per Amore: svilirlo con l’offerta di denaro rende l’uomo più simile alle bestie ed il rapporto in sé un rapporto senz’anima, senza emozioni, intriso della più grezza sessualità!
E’ difficile, però, condannare questo “delirio” quando i messaggi che tv e mass-media (a volte perfino la politica!) trasmettono giornalmente sono sempre più tesi:
- alla mercificazione del valore della donna
- alla proposizione di modelli culturali aberranti
- ed alla istigazione ad una visione “morbosa” del sesso!

Perché non promuovere, allora, una campagna culturale ed educativa che aiuti (specie i più giovani) a prendere consapevolezza dell’ “orrore” della prostituzione?
Sarebbe auspicabile, anzitutto, una riformulazione dei piani di studio scolastici che preveda l’introduzione dell’insegnamento della “Educazione alla sessualità” in tutte le scuole pubbliche (di ogni ordine e grado).
L’educazione è l’unica arma vincente in grado contrapporsi alla “diseducazione” morbosa e strisciante dei giovani e ragazzi. Come è possibile, difatti, educare i giovani ad un rapporto “non traumatico” (o esagitato) col sesso se:
- in famiglia e nelle scuole, questo aspetto integrante della vita di ogni individuo continua ad essere un “tabù”
- e la “pornografia virtuale”, il più delle volte, risulta essere l’unica vera lezione sessuale alla portata di tutti?!
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Gaspare Serra

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